Il Tavolo del Latte del 2 dicembre, convocato dal ministro Lollobrigida, ha messo al centro le tensioni strutturali della filiera lattiero-casearia italiana: prezzi alla stalla in calo, costi di produzione elevati, squilibrio con i listini al consumo e crescente pressione delle importazioni a basso costo.
La CIA ha ribadito che il latte non può essere trattato come una commodity, denunciando l’iniquità dei prezzi e chiedendo un vero patto di filiera, insieme al rilancio dell’OCM Latte per programmare produzione ed eccedenze.
Per Copagri, il divario tra valore reale del latte e prezzo riconosciuto agli allevatori sta mettendo in crisi la sostenibilità delle aziende. Il presidente Battista chiede una programmazione permanente, il monitoraggio continuo del mercato e, in sede UE, un piano di riduzione volontaria della produzione per prevenire nuove crisi.
La cooperazione lattiero-casearia di Legacoop propone un modello più articolato: prezzo differenziato tra latte “base” ed eccedenze, contingentamento del patrimonio bovino, valorizzazione sociale delle eccedenze e utilizzo degli strumenti comunitari per la gestione delle scorte (polveri, burro). Legacoop ricorda il peso della cooperazione nella gestione del latte italiano e delle principali DOP, e sottolinea che stabilità e aggregazione sono condizioni decisive per la competitività.
Anche Confagricoltura assume una posizione netta: «nessuna riduzione del prezzo in Italia». Ridurre il valore del latte, sostiene l’organizzazione, significherebbe compromettere non solo le stalle, ma l’intera filiera delle DOP e IGP, pilastro dell’economia rurale e dell’identità produttiva nazionale.
Diverse le proposte operative, ma emergono punti comuni: rifiuto di tagli indiscriminati, tutela del reddito degli allevatori, maggiore coesione di filiera, valorizzazione del Made in Italy e necessità di strumenti stabili di gestione dell’offerta.
Il Tavolo 2025 evidenzia una certezza: la crisi non può essere gestita come emergenza, ma richiede una governance strutturale su produzione, trasformazione e mercati. Il confronto del 2 dicembre potrà essere uno snodo decisivo solo se istituzioni, industria e cooperazione trasformeranno le dichiarazioni in misure concrete.