Il cibo come geografia culturale
Nel suo nuovo libro La filosofia della Dop Economy, Mauro Rosati offre una chiave per leggere l’Italia del cibo oltre il piatto. Le DOP e le IGP non sono solo marchi di tutela o strumenti di filiera: raccontano l’economia, i paesaggi, le comunità locali e la cultura che ruotano attorno ai prodotti certificati. Dietro una forma di Parmigiano Reggiano o una bottiglia di Brunello c’è una geografia precisa fatta di colline, allevamenti, cooperative, disciplinari e relazioni umane che restano vive grazie al valore riconosciuto a quei prodotti. Una DOP, quindi, protegge un equilibrio territoriale, non solo un alimento.
Dal piatto al territorio
Il turismo enogastronomico italiano è cambiato: oggi il viaggiatore cerca di conoscere il luogo che produce il cibo, visitare vigne e caseifici, entrare nei frantoi e nelle acetaie. Il prodotto diventa porta d’ingresso sul territorio. Rosati mostra come le DOP stiano trasformando l’esperienza del gusto in un percorso culturale e territoriale, che unisce tutela del prodotto e narrazione del luogo.
Marcatori territoriali e narrative di successo
Molte aree italiane oggi attraggono turismo internazionale grazie alle filiere certificate: Langhe, Valdobbiadene, Montalcino, Modena, colline del Prosecco e territori del Parmigiano Reggiano. Le DOP diventano veri e propri “marcatori territoriali”, simboli capaci di orientare l’immaginario dei viaggiatori, contribuendo a costruire la reputazione dei territori e a sostenere lo sviluppo economico e culturale.
In sintesi, La filosofia della Dop Economy mostra come le certificazioni italiane non tutelino solo i prodotti, ma siano strumenti strategici per valorizzare territori, comunità e nuove destinazioni turistiche, integrando economia, cultura e esperienza sensoriale.