Il turismo gastronomico può aiutare i piccoli caseifici

Alla Fiera del Peperone di Carmagnola il confronto sul legame tra agricoltura, cucina e accoglienza

Per molte produzioni casearie realizzate in quantità limitate, il turismo gastronomico può rappresentare un’opportunità più concreta della sola esportazione per raggiungere mercati esteri. Portare i visitatori nei luoghi in cui nascono questi formaggi permette infatti di far conoscere insieme prodotti, imprese e territorio.

 

È uno dei temi emersi venerdì 28 agosto durante “Territori da gustare: turismo enogastronomico, filiere e Made in Italy”, l’incontro che ha aperto la 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola. Moderato da Simona Riccio, presente Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e già Ministro delle Politiche agricole e del turismo, e Rossana Turina, presidente del Consorzio Turistico Pinerolese e Valli. Era presente anche una delegazione dei Cuochi della Mole di Torino per dare il senso della continuità fra produzione e somministrazione al consumatore finale. 

 

Agricoltura e turismo sono sempre più legati. Le aziende agricole producono le materie prime e mantengono vive le aree rurali. Ristoranti e strutture ricettive possono farle conoscere ai visitatori attraverso piatti, degustazioni e visite guidate.

 

Per il settore caseario questo significa aprire stalle e laboratori, organizzare percorsi negli alpeggi e collaborare con cuochi e operatori turistici. Chi vede come nasce un formaggio può comprenderne meglio le caratteristiche, il lavoro necessario per produrlo e anche il prezzo.

 

L’export rimane importante, ma per le produzioni limitate non è l’unica strada. Il turismo gastronomico può offrire nuove occasioni di vendita e, nello stesso tempo, far conoscere i luoghi e le persone che stanno dietro a ogni formaggio.

 

Di Roberta Terrigno

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