Siccità e DOP: quando il clima impone nuove regole alla filiera

In Francia Abondance, Beaufort e Comté ottengono modifiche temporanee ai disciplinari per affrontare la carenza di erba e foraggi. Un tema che riguarda sempre più da vicino anche le produzioni italiane

La crescente frequenza di eventi climatici estremi sta ponendo una nuova sfida ai sistemi di tutela delle denominazioni di origine: come mantenere il legame con il territorio quando le condizioni ambientali rendono difficile rispettare alcune prescrizioni dei disciplinari?

 

In Francia, l’INAO (Institut national de l’origine et de la qualité) ha definito l’attuale situazione una “siccità storica”, portando all’approvazione di modifiche temporanee ai disciplinari di tre importanti formaggi AOP: Abondance, Beaufort e Comté.

 

Le modifiche, pubblicate il 26 agosto sul Journal officiel, non riguardano la trasformazione del latte o le tecniche di produzione, ma intervengono su un elemento fondamentale del rapporto tra prodotto e territorio: l’alimentazione delle bovine.

La scarsità di pascolo, fieno e foraggi locali ha infatti reso impossibile, per alcune aziende, rispettare integralmente le regole ordinarie previste dai disciplinari.

 

Per l’Abondance, nel 2026 la quota minima di erba pascolata nella razione estiva viene ridotta dal 50 al 15%, mentre i giorni minimi di pascolo scendono da 150 a 120. Viene inoltre aumentata temporaneamente la possibilità di utilizzare alimenti acquistati fuori dalla zona di produzione.

 

Nel caso del Beaufort, la quota minima di fieno e pascolo proveniente dall’area della denominazione passa dal 75 al 50%. Per il Comté, invece, viene sospeso temporaneamente l’obbligo di utilizzare esclusivamente mais verde prodotto in azienda.

 

Queste deroghe sono previste dal Regolamento europeo UE 2024/1143, che consente modifiche temporanee ai disciplinari in caso di calamità naturali o condizioni meteorologiche eccezionali riconosciute dalle autorità competenti.

Il fenomeno non riguarda solo queste tre produzioni francesi. L’INAO ha già valutato interventi per altre denominazioni, tra cui Bleu du Vercors-Sassenage, Rocamadour, Bleu d’Auvergne, Cantal, Fourme d’Ambert, Reblochon e Munster.

 

Anche l’Italia ha già affrontato situazioni simili. Nel 2022 la Fontina DOP ottenne una modifica temporanea del disciplinare a causa della grave siccità valdostana, permettendo una quota maggiore di fieno proveniente dall’esterno della regione. Nel 2023 problematiche analoghe interessarono anche Taleggio e Strachitunt, con una riduzione temporanea delle percentuali di alimenti provenienti dalla zona di origine.

Il tema diventa quindi sempre più attuale per tutte quelle DOP che costruiscono la propria identità anche attraverso il legame tra animale, territorio e alimentazione. Le prescrizioni sui foraggi e sul pascolo rappresentano infatti uno degli elementi che rendono unico un prodotto, ma richiedono anche che il territorio sia in grado di garantire nel tempo le risorse necessarie.

La sfida futura sarà trovare un equilibrio tra tutela dell’identità delle denominazioni e capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, affinché il legame tra ambiente e produzione possa continuare a essere preservato.

BLOG