Listeria nei formaggi: due richiami mostrano il ruolo della prevenzione

Dai Gorgonzola richiamati in Italia ai formaggi di bufala in Irlanda: tracciabilità e rapidità di intervento sono gli strumenti fondamentali della sicurezza alimentare

Due recenti richiami di prodotti lattiero-caseari in Italia e Irlanda riportano l’attenzione sulla presenza di Listeria monocytogenes, evidenziando un aspetto centrale della sicurezza alimentare: il rischio microbiologico non può essere eliminato completamente, ma può essere individuato, circoscritto e gestito attraverso sistemi efficaci di controllo e allerta.

 

In Italia il richiamo ha riguardato alcuni lotti di Gorgonzola da 200 grammi prodotti nello stabilimento Granarolo di Casalino (Novara). I prodotti coinvolti sono il Gorgonzola Dop Tapporosso – Centrale del Latte di Torino e il Gorgonzola Dolce Idal, entrambi appartenenti al lotto L126G22 con scadenza 5 settembre 2026. La segnalazione è stata effettuata in via precauzionale per la possibile presenza di Listeria monocytogenes.

 

Il richiamo non riguarda quindi l’intera categoria del Gorgonzola, ma specifici prodotti identificati attraverso lotto e data di scadenza, permettendo di intervenire in modo mirato e informare correttamente i consumatori.

 

Diversa la situazione in Irlanda, dove la presenza del microrganismo è stata effettivamente rilevata in alcuni prodotti di Macroom Buffalo Cheese, tra cui mozzarella, bocconcini e burrata. Anche in questo caso sono state attivate rapidamente le procedure di ritiro e richiamo, con comunicazioni rivolte a retailer, ristorazione e consumatori.

 

Questi episodi mostrano il funzionamento della catena di sicurezza alimentare: autocontrollo aziendale, analisi microbiologiche, tracciabilità, collaborazione con la distribuzione e sistemi pubblici di allerta permettono di identificare il problema e limitare l’esposizione.

 

La Listeria monocytogenes richiede particolare attenzione perché può sopravvivere e moltiplicarsi anche a temperature di refrigerazione. Il rischio è maggiore nei prodotti pronti al consumo conservati in frigorifero, soprattutto per categorie vulnerabili come donne in gravidanza, anziani, neonati e persone immunodepresse.

 

Per una filiera alimentare evoluta, la sicurezza non significa promettere un rischio pari a zero, ma costruire un sistema capace di prevenire, controllare e reagire tempestivamente quando emerge una possibile criticità. La capacità di richiamare un prodotto identificato rappresenta quindi non solo la presenza di un rischio, ma anche il funzionamento degli strumenti messi in campo per tutelare consumatori e filiera.

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