Domenica 11 Ottobre 2026 11/10/2026
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UE e Brasile: stop alle importazioni di carne per le criticità sui controlli antimicrobici

Dal 3 settembre il Brasile è stato escluso dall’elenco dei fornitori certificati dell’Unione Europea. Il comparto bovino potrebbe restare fuori dal mercato comunitario fino al 2028

UE e Brasile: stop alle importazioni di carne per le criticità sui controlli antimicrobici

Dal 3 settembre, il Brasile è stato ufficialmente escluso dall’elenco dei Paesi autorizzati a esportare nell’Unione Europea animali vivi e prodotti di origine animale destinati al consumo umano. La decisione europea è legata alle criticità emerse nei sistemi di controllo sull’utilizzo di sostanze farmacologiche vietate dalla normativa comunitaria, in particolare antimicrobici e promotori della crescita.

La misura arriva dopo le verifiche condotte dalla DG SANTE nell’ambito del rapporto finale di audit DG(SANTE) 2024-8087, relativo alle ispezioni effettuate in Brasile tra maggio e giugno 2024. Secondo le autorità europee, i sistemi di monitoraggio adottati dal Paese sudamericano non avrebbero garantito un livello di controllo sufficiente sulla presenza di trattamenti non conformi negli animali destinati all’export.

Nuovi protocolli, ma tempi diversi per i settori

Dal 1° luglio il Brasile ha introdotto nuovi protocolli di monitoraggio e una strategia di certificazione volontaria per migliorare la conformità agli standard europei. Bruxelles dovrà però verificarne l’effettiva applicazione attraverso audit sul campo.

Per alcuni comparti, come avicoltura e apicoltura, la possibilità di una riapertura potrebbe arrivare già nei prossimi mesi, dopo le ispezioni previste. Per la carne bovina, invece, il percorso appare più lungo: secondo le prospettive attuali, l’assenza dal mercato europeo potrebbe protrarsi fino al 2028.

Restano comunque valide le partite certificate ed esportate prima della data limite di settembre.

Il nodo degli ormoni e della tracciabilità

Uno degli aspetti principali della controversia riguarda l’utilizzo dell’estradiolo 17β, un ormone utilizzato in Brasile come promotore della crescita ma vietato nell’Unione Europea per gli animali destinati alla filiera alimentare.

Le verifiche europee hanno evidenziato criticità nelle procedure brasiliane di controllo, in particolare per quanto riguarda la capacità di garantire l’assenza di trattamenti ormonali negli animali destinati all’esportazione.

Secondo il rapporto europeo, il sistema basato sull’autocertificazione degli operatori non sarebbe stato sufficiente a garantire una tracciabilità completa. La mancanza di una registrazione obbligatoria dei trattamenti aziendali rappresenterebbe infatti un limite importante per il controllo della filiera.

La risposta del Brasile e l’impatto economico

Il governo brasiliano ha chiesto all’Unione Europea di accelerare il processo di revisione, almeno per alcuni comparti come pollo e miele, in attesa della conclusione degli audit.

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha sollecitato un reinserimento del Brasile tra i fornitori certificati, ma le autorità europee hanno mantenuto un atteggiamento prudente, legando ogni decisione all’esito delle verifiche tecniche.

L’impatto economico dello stop potrebbe essere significativo. Per il settore avicolo sono stimate perdite di circa 243 milioni di dollari in due mesi, mentre per la carne bovina l’esclusione fino al 2028 potrebbe comportare un danno nell’ordine di 1,83 miliardi di dollari.

La decisione europea non riguarda invece gli accordi commerciali tra UE e Mercosur: il principio ribadito dalle istituzioni comunitarie è che tutti i prodotti alimentari importati devono rispettare gli stessi standard di sicurezza previsti per il mercato europeo.

La vicenda conferma ancora una volta quanto la tracciabilità, il controllo degli input produttivi e il rispetto degli standard sanitari siano elementi centrali negli scambi internazionali di prodotti agroalimentari.

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