USA, l’Agricultural Act 2026 riapre il fronte dei “common names”

Il nuovo Agricultural Act of 2026, presentato al Senato degli Stati Uniti, contiene una disposizione che può avere impatti significativi sul sistema delle Indicazioni Geografiche europeo e italiano. La sezione 3201, intitolata Preserving Foreign Markets for Goods Using Common Names, definisce in modo ampio cosa sia un “common name”, ovvero un nome considerato ordinario o abitualmente utilizzato per un prodotto agricolo o alimentare, riportato sull’etichetta in coerenza con standard internazionali.

Tra i termini citati come “common names” figurano molti nomi legati alle filiere italiane, come Asiago, Burrata, Fontina, Gorgonzola, Grana, Mascarpone, Parmigiano, Pecorino, Provolone, Ricotta, Salame, Mortadella e Pancetta. Questa impostazione conferma la linea statunitense già nota, volta a contrastare l’estensione della protezione delle DOP e IGP nei mercati internazionali, sostenendo che tali nomi debbano essere considerati generici e liberamente utilizzabili.

La norma affida al Segretario all’Agricoltura la possibilità di individuare ulteriori nomi comuni e conferisce all’amministrazione americana il compito di sostenere il Rappresentante per il Commercio degli USA nelle trattative bilaterali e multilaterali per garantire l’uso dei “common names” negli scambi esteri.

Per l’Italia, il tema non è solo commerciale, ma strategico: la classificazione come “common names” rischia di indebolire la tutela delle Indicazioni Geografiche, generare confusione tra i consumatori e ridurre il valore reputazionale dei prodotti italiani sui mercati internazionali.

Il disegno di legge sottolinea quindi l’urgenza di presidiare i negoziati commerciali, rafforzare la tutela giuridica delle IG nei Paesi terzi e comunicare efficacemente il valore distintivo del modello europeo, basato su origine, disciplinari, controlli, reputazione territoriale e qualità certificata.

Fonte: Fondazione Qualivita

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