Con l’arrivo dell’estate, la Fontina DOP Alpeggio entra nel cuore della stagione di produzione, un periodo che coinvolge circa 125 alpeggi attivi tra i 2.000 e i 2.700 metri di quota e genera ogni anno quasi 70mila forme, il 15% della produzione totale della DOP. Il latte viene munto, lavorato e trasformato direttamente in quota, poche ore dopo la mungitura, senza standardizzazioni o passaggi intermedi: ogni forma riflette l’erba, la stagione e l’altitudine dell’alpeggio in cui nasce, diventando un indicatore sensibile del territorio.
Tradizione e adattamento climatico
La monticazione segna l’inizio della stagione: all’alba, le mandrie risalgono dai fondovalle verso i pascoli alti, seguendo un ritmo antico che da secoli scandisce l’economia alpina. Il caldo e la siccità rappresentano sfide significative, ma l’alpeggio è un sistema adattivo: gli spostamenti seguono l’erba e l’acqua, con tappe intermedie chiamate tramuti, che permettono di gestire condizioni climatiche complesse. Le temperature più miti in quota garantiscono benessere animale e qualità superiore del latte.
Nonostante le scarse precipitazioni, la stagione procede positivamente grazie alle riserve naturali d’acqua, dai ruscelli alpini ai bacini alimentati dai ghiacciai, che sostengono l’attività degli alpeggiatori e permettono di rispettare il calendario produttivo.
Aromi e identità
Ogni forma di Fontina DOP Alpeggio racconta la stagione e il territorio: oltre ai tradizionali sentori lattici di latte, burro e panna, si sviluppano note erbacee, floreali, di frutta secca, legno e sottobosco, variabili da alpeggio ad alpeggio. La stagionatura minima di 80 giorni consente di esprimere pienamente queste caratteristiche, mentre il calendario di produzione resta flessibile e adattato al clima: si parte tra maggio e giugno nei pascoli bassi, si sale stabilmente sopra i 2.000 metri tra luglio e agosto e si ridiscende tra fine agosto e settembre.
L’alpeggio come sistema sostenibile
Secondo Fulvio Blanchet, Direttore del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, l’alpeggio non è solo produzione: è gestione del territorio e presidio della montagna. I pascoli mantengono vivi i versanti, contrastano l’abbandono e contribuiscono alla stabilità dell’ecosistema alpino. La Fontina DOP Alpeggio diventa così simbolo di tradizione, sostenibilità e resilienza, capace di raccontare la vita della montagna e la qualità della filiera casearia valdostana.
In questo contesto, il lavoro quotidiano degli alpeggiatori, la cura delle mandrie e la gestione dei pascoli rappresentano un esempio concreto di come tradizione e innovazione possano convivere, mantenendo viva una produzione identitaria che continua a essere apprezzata in Italia e nel mondo.
