Con la sentenza n. 127 depositata il 16 luglio, la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità della norma che limita l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle aree classificate agricole dai piani urbanistici.
La decisione chiude il contenzioso nato dopo il cosiddetto “Decreto Agricoltura” (DL 63/2024, convertito nella legge 101/2024), che aveva introdotto restrizioni per evitare un ulteriore consumo di suolo agricolo, consentendo gli impianti a terra solo in specifiche situazioni previste dalla normativa.
Il confronto tra energia rinnovabile e tutela del territorio
Il provvedimento era stato contestato da alcune imprese del settore energetico, che avevano presentato ricorso al TAR Lazio. Secondo il Tribunale amministrativo, il divieto poteva risultare eccessivamente rigido perché non distingueva tra terreni agricoli produttivi e aree meno vocate all’attività agricola, rischiando inoltre di rallentare gli obiettivi europei sulla transizione energetica.
Il Governo aveva invece sostenuto la necessità di un equilibrio tra sviluppo delle rinnovabili, tutela del paesaggio, biodiversità e sicurezza alimentare. La questione è quindi arrivata davanti alla Corte Costituzionale.
La decisione della Consulta
La Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale, chiarendo alcuni principi fondamentali.
La norma non vieta tutti gli impianti fotovoltaici in area agricola, ma esclusivamente quelli con moduli collocati direttamente a terra. Restano infatti possibili installazioni in specifiche aree individuate dalla normativa, oltre agli interventi su impianti esistenti e alle soluzioni compatibili con l’attività agricola.
Secondo la Consulta, il legislatore può scegliere di garantire una maggiore tutela ai terreni agricoli senza violare i principi costituzionali. È inoltre legittimo utilizzare come criterio oggettivo la destinazione urbanistica del terreno, senza dover effettuare una valutazione caso per caso della produttività agricola.
La posizione del mondo agricolo
La sentenza è stata accolta positivamente dal Ministero dell’Agricoltura e dalle principali organizzazioni agricole. Il ministro Francesco Lollobrigida ha sottolineato come la decisione confermi la necessità di proteggere il suolo agricolo, elemento fondamentale per la sovranità alimentare del Paese, ribadendo che la posizione del Governo non è contraria alle energie rinnovabili, ma orientata a favorire modelli compatibili con la produzione agricola.
Anche Cia-Agricoltori Italiani ha evidenziato l’importanza di un equilibrio tra energia pulita e tutela del territorio: la sfida non è scegliere tra agricoltura ed energia, ma sviluppare sistemi capaci di rafforzare la competitività delle aziende agricole mantenendo la loro funzione primaria di produzione alimentare e presidio territoriale.
Coldiretti ha definito la decisione una conferma della necessità di puntare su soluzioni innovative, come impianti sui tetti, agrivoltaico sostenibile e comunità energetiche rinnovabili, modelli che consentono di produrre energia senza sottrarre superfici alle coltivazioni.
La sentenza apre quindi una nuova fase: la transizione energetica dovrà sempre più confrontarsi con la tutela del territorio agricolo, favorendo strumenti capaci di integrare produzione alimentare, innovazione tecnologica e sostenibilità economica per le aziende rurali.